Una poesia che rivela, a volte con implicita denuncia, senza la retorica dell’impegno sociale, ma con l’acume di chi ha prospettive inedite, di chi “vede tutto di traverso come un piccolo criminale vinto va cercando il vicolo sfuggito”, di chi ha “occhi che hanno la perfezione dello strabico”.
Una poesia che è urgenza insopprimibile, che manca di righe “divorate dal dolore”, che è “estremo rimedio”: un inno alla diversità che richiama la profonda eco lasciataci da grandi artisti scomparsi come l’amico Dario Bellezza o la poetica civile pasoliniana.
In questa silloge il quotidiano è rivisitato da un linguaggio inedito, da un codice peculiare, fatto di sintassi spezzate, di vocaboli violentati e ricreati, di metafore marcatamente sensuali; un codice che Lucio Micheli conia con assoluta originalità, consegnandoci le sue esperienze dell’anima sotto forma di plastiche visioni.