Può l’uomo sottomettere la natura ai propri bisogni o la natura prendersi la propria rivincita e finire per prevalere nell’eterno contrasto?
Può insomma l’uomo, ancorché dotato di facoltà divinatorie (la profezia dei Maya) ovvero di forti cognizioni tecnologiche grazie alle evoluzioni del progresso scientifico (come i due protagonisti), pensare di interpretare il disegno creativo del mondo e addirittura, alle strette, di sovvertire l’ordine naturale delle cose nel disperato tentativo di sottrarsi alla sua ineluttabile caducità salvando la propria vita, coltivando l’illusione di essere stato il prescelto per la sopravvivenza a un cataclisma che sovvertirà tutto e tutti?
Questi interrogativi, insieme ad altri, hanno spinto l’autore in quest’ennesima fatica narrativa, a scrutare nell’animo umano per verificare quanto sia forte l’impeto di sopravvivere a dispetto delle leggi naturali del nostro mondo.
Il racconto è un delicato invito a un’introspezione psicologica per cercare di trovare in se stessi la risposta a queste domande ma partendo da alcuni punti fermi: l’uomo è mortale nel corpo ma può rendere immortale la sua anima pensando in termini solidali, sentendosi una pedina nello scacchiere dell’intera umanità, non limitando la sua azione al proprio esistere oggi, bensì proiettandola nel futuro a beneficio sia della generazione attuale sia di quelle che verranno.
Solo una forte fede e un’indomita speranza rafforzano l’azione quotidiana di ogni essere umano, espressa su questo come su un altro pianeta. La ricerca del meglio ma nel rispetto degli altri, nella consapevolezza che l’ordine creato non è frutto del caos ma di un disegno superiore, imprescindibile, ineludibile.
Questo è il leit motiv del romanzo che rende i due protagonisti grandi esseri umani nel racconto ma anche grandi esempi da imitare nella realtà.
Prof. Michele Buquicchio
Ordinario di Diritto Pubblico presso
la Facoltà di Economia dell’Università di Bari
Notaio in Bari