Come mute cicogne è un’opera impegnata, che affronta temi attuali e sviscera problematiche esistenziali, tramite un intreccio finemente lavorato che denota una non comune capacità registica.
La protagonista, Viola, figlia di sordomuti e tecnico e interprete della LIS in un’associazione per sordi, racconta la sua storia di donna tradita; ma la sua vicenda personale diviene imprevedibilmente l’occasione di misurarsi con una realtà sociale ricca di implicazioni: la sua rivale è una donna extracomunitaria che trascina il marito in un’intricata vicenda che si colora di “giallo”.
Ne risulta un quadro ambientale del tutto originale, in cui è possibile esplorare da un lato il disagio della migrazione, dall’altro il malessere dell’incomunicabilità, che affiora nella rappresentazione sentita di aspetti legati al mondo del sordomutismo.
Eppure questa storia, ricca di emozioni e colpi di scena, saprà offrire alla protagonista la possibilità di un bilancio interiore che, per quanto sofferto, le permetterà di ritrovarsi come donna.
Un “romanzo contenitore”, che descrive il disagio, ma sa celebrare il riscatto.