I giovani riescono ancora a mettere in versi il sociale e questo accade perché ancora credono che ci sia, nel sociale, una speranza. È il caso di Enrico Maria Tomassi che con la silloge di poesie Vertebre strette affronta intensamente quel senso di precarietà che impone la ricerca di un equilibrio.
Dove vanno i giovani? Hanno delle mete? Oppure, semplicemente, come l’autore dei significativi versi, tentano di vivere il vivibile, al di là di stereotipi e compromessi, di andare oltre i recinti che li vogliono stabilmente legati ai processi produttivi, unico dio di questo tessuto sociale?
Enrico Maria Tomassi graffia e urla, si arrende e risorge, in un conflitto senza tregua con il finto bene standardizzato fino al paradosso da tanta letteratura ad consolationem e, soprattutto, da tanta inconsistenza mediatica.
“In pressione, / e stavolta tocco il fondo. / Immerso in foschi tedi, / compagno di / ansia, / insoddisfazione, / mancanza di stimoli. / Sento il cuore / picchiare sfrenatamente…"
Si è ancora capaci di squarciare il silenzio con l’acuta sonorità di richieste legittime.