Una ridda di personaggi si alterna, convive, si intreccia nel teatrino del quartiere, di tutte le classi sociali, dall’ignorante assoluto – ma non sprovveduto e portatore di cultura popolare orale – al professionista, al dotto, al filosofo per scelta.
Nell’apparente regolarità e monotonia della “vita militarizzata“, nella scansione dei giorni sempre uguali irrompe il banale, l’assurdo, il piccolo fastidio che genera scompiglio nel tessuto sociale: basta alterare minimamente le condizioni del convivere perché scatti il sacro egoismo come difesa delle comodità personali basilari; rispunta l’uomo della caverna che, da sotto l’abito borghese, tira fuori gli artigli. però, nelle necessità, si riprende a parlare.
Cessata l’interruzione della regolarità, si rientra nell’indifferenza l’uno per l’altro segnata dal Lei, che addistanzia, seleziona, rigetta. Rispunta l’italia del Lei-Voi-Tu: scaltrezza, educazione o cinismo? L’umanità torna quando il “caso” riaccomuna nei bisogni quotidiani.
Il tutto narrato nel solito linguaggio, semplice, vero, spontaneo e nella teatralità, stile consueto voluto dall’autore come scelta comunicativa per una letteratura antiletteraria sulle orme di De amicis e Collodi. La linearità, spontaneità e fruibilità sono ormai le note caratteristiche delle opere narrative e teatrali di Ciallella.